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Sci Toscana - Romagna: Trofeo della Bordella sulle nevi di Campigna
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Categoria: Sci e Snowboard
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“Ciao, Renzo. Ma sei te ad essere arrivato primo?” “Mah, sembra di sì, almeno così mi hanno detto…” “E il secondo chi è?” “Boh, non so, aspetta che chiedo…” Il forestale si gira verso un ragazzo del soccorso alpino, seduto al tavolo vicino, dove l’inossidabile Franca Faggioli, cuoca di mille pranzi al casone della Burraia, sta servendo scodelle colme di penne al ragù. “Sai chi è arrivato secondo?” “Forse Massimo…no, mi dà l’idea che sia Casetti…comunque senti Conficoni, te lo dovrebbe saper dire…” Ci sono giornate in cui la competizione cede il passo ad un piatto di polenta ed il cronometro affoga in un bicchiere di vino bevuto in compagnia di tanti amici.
Oggi è una di quelle giornate. Mi guardo intorno e mi rendo conto di quanto la dizione “marcia non competitiva” sia adatta a descrivere la 14° edizione del raduno Sci Alpinistico della Campigna, dedicata alla memoria di Paolo Brilli e Pier Luigi della Bordella. La maggior parte delle 200 persone che hanno animato la manifestazione adesso sono lì, in quello splendido casone di pietra sepolto in mezzo alla neve, sedute tutte assieme a ridere e scherzare, mentre un fiume di salsicce e fagioli percorre i tavoloni di legno ed il fuoco del grande camino caccia indietro il freddo di questa splendida giornata. Sembrano aver già dimenticato la fatica della mattina e chi scrive può assicurare che di fatica ne hanno fatta davvero tanta: 15 km di marcia nella neve, con ciaspole o sci da alpinismo, partendo da 1068 metri s.l.m. per arrivare a 1658 s.l.m. Ho visto le loro facce mentre li fotografavo all’uscita di Fosso Abetio, il primo tratto del percorso, e qualcuno di loro mi apostrofava con un “questo è sadismo…”. Ho ascoltato i loro propositi di rinuncia mentre cercavano ristoro in un bicchiere di tè ed una fetta di dolce offerta loro dagli alpini, prima di intestardirsi ed affrontare la salita della Pista del Lupo. Ho sentito il loro ansimare, mentre correvano, sciavano e cadevano sullo stretto sentiero del crinale, là dove Casentino e Romagna diventano una cosa sola e si parla solo la lingua della montagna. Ho visto i padri insegnare alle figlie come scendere tra i faggi e le figlie aiutare i padri a superare i passaggi più impervi. Ma soprattutto li ho osservati rallentare e poi fermarsi nelle radure intorno al monte Falco, mentre il loro sguardo si perdeva nella straordinaria bellezza della natura e la contemplazione di un panorama incantato faceva dimenticare la stanchezza accumulata. Adesso sono tutti qui, lontani dalle preoccupazioni di tutti i giorni, dimentichi dei problemi di lavoro, dei ritmi di vita spesso troppo frenetici. Ci sono giornate che riescono a fare questo miracolo. Oggi è una di quelle giornate. Renzo mi chiama, ha trovato i medagliati. Foto di rito, mentre arrivano gli ultimi partecipanti. Poi rientriamo, ciao a tutti, no, non posso restare, grazie, no, il grappino a stomaco vuoto non lo reggo, le salsicce, no, non ti offendere, ok, prendo solo un pezzo di formaggio, al volo… Mi ci vogliono dieci minuti per uscire, ma alla fine ce la faccio. Gente ostinata, quella di montagna…Mi incammino verso la macchina, lungo il sentiero che è come la strada di casa e mentre mi allontano dal rifugio mi sorprendo a pensare ad una foto di 25 anni fa, davanti a quel camino, mentre qualcuno premia me ed i miei amici al termine di una gara sociale. Ci sono giornate in cui chi scrive un articolo non riesce ad essere semplicemente un cronista. Oggi è una di quelle giornate.
Testi e foto di Nicolò Caleri
Tratto da Il Polisportivo n° 2 - febbraio 2006
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