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A microfoni spenti

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Quando una persona che stai intervistando ti dice “ora spegni il microfono” il tuo cuore comincia a sussultare, perché significa che ora saprai qualcosa che gli altri non sanno, qualcosa che ufficialmente non si può dire. Congiure di palazzo, inimicizie, indagini, gossip, storie da far trapelare ma non ufficialmente: alcune delle più scottanti verità della politica, dello sport, della cronaca sono state confidate a microfoni spenti. Ed è proprio quello che è successo il 14 sera, a Stia, nel Parco del Canto alla Rana, dentro quel campo da beach che sino a pochi minuti prima aveva ospitato la finale del torneo giallo.
Terminate le premiazioni, spento il microfono, smontato il gazebo, quando ormai tutti avevano salutato tutti e il pubblico stava avviandosi lentamente verso il fresco della serata stiana, si è consumato
quello che doveva essere un semplice rito di celebrazione e che invece si è trasformato in un evento epico nella storia del beach volley toscano.
Con il sole ormai scivolato oltre le chiome dei pini e le ombre della sera che cominciavano ad allungarsi sulla sabbia riarsa, tre beacher hanno oltrepassato la sottile linea blu che divide il mondo intero
dal palcoscenico dei gladiatori della sabbia. Fabio Cafaggi, 44 anni di sport vissuto pericolosamente, bandana viola a dispetto della fede neroazzurra, guidava il gruppo mostrando agli avversari il fisico
possente, sicuro e impassibile come un condottiero ormai immune all’emozione della battaglia. Subito dietro di lui, Nicolò Caleri, classe 1970, sopravvissuto a 28 anni di cruente battaglie sul silicio del Gorgon Beach, esibiva con superiorità due sole ginocchiere al posto delle otto di ordinanza, così da mostrare noncuranza e sprezzo verso il pericolo rappresentato dalla pugna con simili avversari. A completare la granitica squadra, Chiara Biagiolini, detta La Volpe, perché così furba da aver lanciato un incantesimo grazie al quale tutti gli avversari la percepiscono piccola e indifesa, giungendo così a sottovalutarla e abbassare la guardia, permettendo così alla sua furia distruttrice di devastare le difese nemiche.
Avvertendo la forza letale a malapena trattenuta dai tre, gli uccelli hanno smesso di cantare, il vento ha cessato di stormire tra le fronde, l’acqua del fiume ha deciso di farsi una passeggiata dal Mariani. All’urlo di “diversamente vin-cen-ti!”, i tre trionfatori del girone perdenti si sono impossessati della loro metà campo, attendendo l’arrivo dei loro avversari, i vincitori del girone vincenti.
Ostentando una sicurezza mal riposta i tre si sono avviati sulla sabbia, ebbri di felicità per il risultato testè conseguito, sorridenti e ironici nella loro certezza del successo da conseguire.
Mai cotanta felicità è stata destinata a così rapida trasformazione!
Mai siffatti sorrisi sono andati incontro ad una così veloce estinzione!
La notizia che l’organizzazione, ritenendo il risultato scontato, non aveva neanche previsto un arbitro ha ulteriormente infiammato gli animi dei diversamente vincenti, che sin dal primo punto si sono gettati nella pugna con inusitata forza e determinazione.
Oh, che orgasmico piacere seguire le traiettorie delle ricezioni di Biagiolini, delle alzate di Cafaggi, degli attacchi di Caleri, in una trionfante dimostrazione dell’assunto buonagurelliano “1,2,3, più facile di così”.
Oh, che estasi vedere quel divario di punti estendersi oltre il limite di quello che una volta si definiva “cappotto”.
I predestinati hanno tentato una reazione, bisogna pur riconoscerlo, ma troppo spesso Giuliani si perdeva in “giubbinate”, troppe volte Vignali tornava a essere semplicemente i’Nardo e anche Savelli appariva poco lucida persino nelle palle di seconda, di solito suo regno incontrastato.
Ecco così che si compiva il primo atto, che come nelle migliori tragedie contiene già il seme della devastazione futura: i predestinati perdevano il 1° set, mentre i congiurati ripetevano il loro urlo di battaglia “diversamente vin-cen-ti!”
Avrebbe potuto chiudersi lì, con un secondo set sulla stessa traccia del primo, ma da dove sarebbe scaturita l’epica? Quando la vittoria, pur inaspettata, è facile, i cantori d’imprese non sprecano le loro voci, quindi chi avrebbe mai narrate l’eroica impresa?
Ecco che allora Caleri ha finto un paio di affaticamenti con visione di stelle, Cafaggi ha preso ad aggiustarsi la bandana con una mano mentre alzava con l’altra, mentre Biagiolini rilasciava interviste
a skysport tra una difesa e una ricezione, concedendosi anche qualche pausa per il trucco.
Grazie a tali evoluzioni, i tre Predestinati hanno ripreso coraggio e si sono issati sino alla conquista del secondo set, tornando così a sorridere e a mostrare fiducia nella imminente vittoria.
Oh, quanto crudele può rivelarsi l’illusione, quale cattiva consigliera può essere la certezza della propria superiorità!
Mentre ormai il buio dell’ultim’ora offuscava la vista, Caleri ha ripreso a far danzare la palla sopra le rete, Cafaggi ha ricominciato ad incantare con le sue finte, Biagiolini ha mandato via l’intervistatrice
dicendo: “mi scusi, ma ora che ho finito di scaldarmi devo cominciare a giocare”.
Punto su punto, palla su palla, i tre hanno ingaggiato una lotta all’ultimo sangue, disegnando il campo con traiettorie impossibili, creando nervosismo nelle file degli avversari, che hanno finito per
regalare qualche punto di troppo per poter davvero aspirare alla vittoria.
10 pari, 12 pari, 13 pari, i Predestinati ancora erano fiduciosi, ma quando Cafaggi ha guardato Caleri e Biagiolini un sorriso si è affacciato sulle sue labbra: in quell’attimo fugace ha intravisto negli
occhi dei suoi compagni lo sguardo di supremo sadismo della pantera che sta per assestare la zampata letale, dopo aver giocato a lungo con la sua preda illudendola di una sua possibile salvezza. L’uno-due è arrivato in un attimo, come in un incontro del vecchio Clay, e ha mandato al tappeto gli avversari increduli.
I predestinati sono sconfitti, si guardano smarriti, mentre gli uccelli cinguettano esultanti, il vento ricomincia a soffiare e l’acqua snobba il Mariani tornando nel fiume.
Tutto ora è tornato al posto giusto, l’ordine ha ripreso il sopravvento sul caos.
Per l’ultima volta si è levato nell’aere il cantico della vittoria “diversamente vincenti!”.
Strette di mano, pacche sulle spalle, frasi di circostanza, poi via un tuffo a celebrare una vittoria che il fiume porterà via con sé, in silenzio, perché ricordiamocelo, tutto questo non è mai successo, eravamo a microfoni spenti….


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