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One man tennis show - di Christian Bigiarini

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E’ molto che non torno “al tennis”, potrebbero essere anche tre anni, sicuramente due. Più o meno da quando ho smesso di giocare, da quando mi sono stufato di correre avanti e indietro appresso ad una pallina o di “remare” in lungo e in largo per il campo neanche fossi uno dei fratelli Abbagnale, senza per altro ottenere i risultati sperati. Da allora non torno più “al tennis”. La mia mano destra è tornata nuova, liscia, priva dei tipici calli di chi impugna a lungo una racchetta, o anche una zappa se vogliamo…. che poi è quello che a volte mi veniva augurato.
Sono cambiate un po’ di cose: non c’è lo stesso custode, non c’è lo stesso consiglio direttivo e insieme a loro se ne sono andati anche i grossi pini che ornavano la strada di accesso ai campi, peccato. L’aria che si respira invece è sempre la stessa. C’è una sorta di pace irreale in questa oasi di tranquillità all’ombra del castello di Poppi, uno strano silenzio interrotto solamente da qualche “bischero” che, su per i tornanti che portano in Bramasole, si diverte a sgommare con la macchina neanche fossimo ad Imola. E’ presto, saranno le due, due e mezza e nonostante il sole picchi impietoso, non è molto caldo, quasi quasi mi prendo una “birretta” e s e c’è qualcuno che gioca mi fermo a guardare due scambi. Saluto il nuovo custode, anzi la nuova custode e mentre mi avvio verso il campo numero due, da dove ho sentito provenire il tipico “stoc” di una pallina, riconosco inconfondibile la voce del mio amico.
E’ lui, non c’è dubbio, non mi posso sbagliare: è Ugo.
Mi avvicino quatto quatto per non farmi notare, per non distrarre i giocatori dalla trans agonistica. Sugli spalti c’è un unico spettatore, un signore che non conosco. Educatamente quanto silenziosamente saluto e mi siedo lì accanto. Mi faccio aggiornare sul punteggio. Il distinto signore mi dice che il giovanotto con il ciuffo ha vinto il primo set 6-4 e sta conducendo 3 a 2 nel secondo.
Il giovanotto ?? Sì sì, ha detto proprio il giovanotto e con il dito ha indicato Ugo non ci sono dubbi. Sorrido ed il signore mi guarda strano. Gli chiedo allora se ha idea di quanti anni abbia quel “giovanotto” che mi ha appena indicato.
“Mah… ne avrà una quarantina” mi risponde.
“Una quarantina ???”
Comprendo subito che questo forestiero non conosce assolutamente Ugo, neanche di fama. Quale migliore occasione per colmare questa grave lacuna. Gli spiego che Ugo Vignali, nonostante l’aspetto da ragazzino, ha ormai raggiunto la veneranda età di 53 anni. Noto sul volto del mio interlocutore autentico stupore. Proseguo raccontandogli che è un Maestro di sci prestato al tennis e che ha cominciato a giocare tardi, a tren’anni, e da completo autodidatta. Non ha avuto maestri o allenatori, solo con la forza della volontà e con autentica passione ha raggiunto livelli di gioco che stiamo ammirando.
Da giovane ha vinto partite importanti solo con le gambe, il fiato inesauribile e la grinta. Si è imposto da subito nel mondo dilettantistico/agonistico del tennis provinciale, sconfiggendo anche giocatori molto più quotati ed addirittura dei classificati, l’unico suo cruccio (come dice sempre) è che la sua maturità tecnica è coincisa, purtroppo, anche con la maturità anagrafica. In altre parole, quando il braccio ha cominciato a fare quello che voleva la testa, hanno smesso le gambe. Il simpatico signore è affascinato e ascolta attentamente senza però distrarsi dal match.
Intanto la partita è entrata nel vivo. Gli scambi si susseguono intensi tra urla, imprecazioni e sbuffi da parte di Ugo e mugolii sforzati da parte del suo avversario, che tra l’altro, noto solo adesso, avrà tra sì e no vent’anni.
Il momento è cruciale: palla del 4 a 3 per Ugo nel secondo set. Lo scambio è lunghissimo, la pallina più bassa, passa tre metri sopra la rete, entrambi i giocatori sembrano affetti da “braccino”, nessuno dei due vuole rischiare. All’improvviso il giovane avversario di Ugo esplode un’accelerazione di rovescio, bimane per altro, tanto bella quanto casuale, colpisce il nastro, la palla danza alcuni interminabili secondi sul filo del net e poi, inesorabilmente, cade nella parte di campo di Ugo.
Non si può certo dire che la fortuna fosse dalla parte del mio amico.
Ugo è inferocito, sta per lanciare la racchetta, ma poi si trattiene: lo fa per il pubblico. La partita continua. Ancora scambi intensi: Ugo corre a destra e a sinistra come un “giovanotto” per l’appunto, fa anche un paio di scatti in avanti per recuperare due palle corte che l’irriverente giovane antagonista ha osato tentare senza però troppa fortuna. Ugo appare in grande forma: tonico, pimpante, agile. Dritto, rovescio, rovescio, dritto, rovescio sempre in top, attacco a rete! Incredibile ! Ugo si avventura a rete ! Una zona del campo tra le meno congeniali al suo tipo di gioco, ma straordinariamente esegue una volée bassa di rovescio che neanche l’erbivoro Pat Cash avrebbe fatto meglio: la pallina cade delicatamente smorzata dall’altra parte del campo e a nulla vale il repentino scatto dell’avversario per tentare di raggiungerla. Punto per Ugo si va ai vantaggi. Ugo si gira verso di me e mostra il “pugnetto” corredato da autentico sorriso di soddisfazione e godimento allo stato puro.
Serve Ugo: entra la prima, una bella palla tagliata a uscire, per cercare il dritto dell’avversario. Risposta debole, Ugo attacca di nuovo (da non credere !) ci ha preso gusto, questa volta sul diritto dell’avversario. Il giovane tennista è in ritardo , ci arriva per un pelo e alza un campanile molto alto, ma anche molto corto proprio vicino alla rete. E’ una volée facile, ma ad Ugo le cose facili non piacciono: si abbassa, si inginocchia quasi, si accartoccia su se stesso e sceglie la soluzione più difficile: “smescia”! Purtroppo sulla rete.
“Noooooo! Come si può! Sono vent’anni che non sbaglio una palla così……….! (I puntini sono una serie di imprecazioni che, per ovvi motivi, non sto qui a riportare). E nell’ennesimo moto di stizza tenta di lanciare la racchetta, ma ancora una volta si trattiene.
Mi rivolgo al signore:
“Al terzo errore gratuito la lancia, glielo assicuro.”
La partita prosegue, Ugo si avventura inusitatamente e sempre più spesso a rete, il ragazzo messo alle corde “lobba” che è una bellezza. Ugo corre indietro, si gira repentino e schiaccia da fondo campo! Specialità IGT di casa Vignali. Punto ! Ovazione.
Vantaggio pari. Serve ancora Ugo. Doppio fallo. Ma sbaglio la previsione, Ugo non lancia la racchetta però perde la concentrazione e con essa anche il set. Si va al terzo, e sono già passate due ore. Il signore accanto a me non si capacita di come un uomo di quell’età possa restare in campo tutto quel tempo e per di più a quei ritmi. Anche lui , come me, è affascinato, divertito e ormai totalmente innamorato di questo atleta testé scoperto.
La partita sta per finire: tie break del terzo set, match point. Ugo ringhia e sbuffa ad ogni colpo, corre come all’inizio dell’incontro, si impegna come se fosse la finale del Roland Garros, lotta come un leone nella savana e come quella di un leone ondeggia la sua folta criniera, ma il suo contendente è un degno avversario e quanto ad impegno non è da meno.
Gran rovescio di Ugo, il giovane ci arriva in scivolata ed è costretto ad un diritto difensivo in back, Ugo sente l’odore della vittoria ed incrocia un diritto potentissimo dall’altra parte del campo, la palla esce di un soffio! No, forse è buona, no e fuori ! Il ragazzo fa segno con la mano che la palla è fuori. Ugo, sempre corretto, questa volta non è convinto.
I due giocatori si avvicinano entrambi al segno, la palla sembra quasi tangente. Non sono d’accordo, è un punto troppo importante: chiedono l’intervento del pubblico, mio in particolare. Entro in campo. La palla è veramente vicina alla riga è quasi tangente, ma ahimé tra il segno e la riga c’è spazio. Eletto dai contendenti giudice di linea pro tempore, svolgo a malincuore il mio compito: la palla e fuori.
Risultato finale 4-6, 6-3, 7-6. Ugo ha perso…. anche se per me, e credo anche per il simpatico signore, è come se avesse vinto.
I giocatori si avviano sudati e stanchi verso lo spogliatoio ed io spiego al mio collega spettatore, neofita del tennis, che questa è autentica passione sportiva: quella che ti porta a correre per tre ore consecutive avanti e indietro su un campo di terra battuta che la mattina dopo fai fatica ad alzarti per andare a lavorare, quella che ti fa arrabbiare per aver malamente sbagliato un colpo facile (il famoso “bove”) o che ti fa gioire per un bel passante di rovescio lungo linea, di quelli che non ti riescono quasi mai, quando impatti perfettamente la pallina e quella va a cascare proprio là, all’incrocio delle righe, dove avevi desiderato e sognato da tempo, quella che ti fa giocare anche dolorante, anche con le vesciche e con i crampi, oltre la soglia del dolore, questa è passione tennistica e questo è Ugo Vignali: One man tennis show. E a me quasi quasi è venuta voglia di ricominciare a giocare a tennis.

Christian Bigiarini è nato a Roma il 9 Aprile 1971.
Scrive per passione. Nel 2005 ha pubblicato la sua prima raccolta di racconti dal titolo “Adesso sono morto” disponibile online su www.arpabook.com  .
Nel 2006, a Castelnuovo di Garfagnana, ha vinto il Premio di Narrativa Loris Biagioni con il racconto “La mozione del Beep”.
E’ in uscita il suo primo romanzo dal titolo “Rosso cuore, nero amore” pubblicato da Giraldi Editore di Bologna, di cui anticipiamo la trama.
Nico vive a Roma e fa il fotografo. Viene traumaticamente abbandonato dalla fidanzata Miriam dopo sei anni di convivenza.
In seguito a questo shock, Nico sdoppierà la sua personalità in Alco, il suo vero alter ego capace di liberarsi della “maschera” che ognuno di noi è costretto a portare. Per quanto Nico è timido, Alco sarà sfrontato ed esuberante, per quanto diplomatico, Alco sarà cinico e sarcastico, senza freni inibitori, senza filtri, disposto a dire e fare qualsiasi cosa fino ad influenzare scelte e comportamenti. Nico, insieme ad Alco, la sua impertinente vocina interiore, cercherà di dimenticare Miriam interessandosi a Leila, una bella riccia incontrata per caso nel suo negozio, ma proprio a causa sua cominceranno i suoi guai e le sue avventure. In mezzo a tutto questo, Grandeugo, il suo migliore amico ed aiutante tuttofare, Francesca, la sua commessa, Umberto, il suo confidente, Moira, la “femme fatale” e gli amici coatti del quartiere. Un romanzo che parla di amore e di amicizia con un po’ di ironia ed un piccolo mistero che avrà il suo epilogo solo nel
finale.



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