E’ finita come da pronostico, con una sconfitta sul campo ma una vera festa dello sport sugli spalti, la prima partita di campionato di una squadra di calcio femminile casentinese. Le ragazze della Casentino Calcio Femminile sono state battute per 4 a 1 dall’ASD Settimello Firenze, ma nel loro piccolo hanno messo una pietra miliare nella storia locale di questo sport. Poco importa il risultato, molto la gioia del divertimento e anche l’acuto del primo gol, un rigore trasformato nel primo tempo da Manuela Innocenti – 24enne di Chiusi della Verna appena rientrata dalla Cina per lavoro, non voleva battere quel rigore poi si è decisa e ha fatto gol - quando le avversarie si erano già portate sul 3 a 0. Il pubblico del Casentino ha ben risposto a questo esordio e questo è un altro motivo di soddisfazione per il presidente e allenatore Mario Caruso, che subito prima dell’inizio della gara ha rivolto un caloroso saluto al pubblico dal microfono dell’Aldo Zavagli di Bibbiena spiegando la genesi e gli obiettivi di questo progetto, nato sui banchi di scuola e oggi già trasferitosi su uno dei campi più prestigiosi dell’intera vallata.
Ingenue, sicuramente non avvezze a giocare su un campo regolamentare, bloccate dall’emozione che taglia il fiato, consapevoli che la loro strada è ancora molto lunga, le ragazze casentinesi hanno però affrontato l’impegno con grande spirito agonistico e forza di volontà, evitando di essere travolte nel punteggio e mettendo in mostra alcune buone individualità, nonché i primi abbozzi di un progetto calcistico in embrione che chiede solo tempo e cure per maturare.
Costituitasi nel luglio di quest’anno la società ha ancora bisogno di tutto: aiuto morale e materiale, possibilità di giocare ed allenarsi, soldi e passione per le lunghissime trasferte del campionato regionale di serie D della FIGC. Sì, perché le squadre di calcio femminile non sono dietro ogni angolo, al contrario di quelle dei colleghi maschi. In provincia di Arezzo oltre alle nostre ragazze ci sono le Free Sisters che giocano a Badia al Pino (il “derby” è in programma proprio la prossima giornata, domenica 31 ottobre) e basta così. Poi Livorno, Roselle, Pontedera. Forte dei Marmi, e via viaggiando, in giornate lunghe e impegnative. Le ragazze casentinesi si allenano tra Corsalone e Borgo alla Collina, provengono un po’ da tutti i paesi della vallata, e sicuramente hanno grandi margini di miglioramento, se le sorreggerà la voglia di stare insieme e di misurarsi con uno sport che i maschi abitualmente praticano fin da piccoli e fino alla noia.
Se il pressing è per ora un concetto astruso, la diagonale una figura geometrica, il catenaccio un perfetto sconosciuto, un plauso va però riconosciuto al coraggio di questo gruppo, composto di molte giovanissime e tutte under 25, guidate da uno staff messo su in pochissimo tempo, e coordinato dal prof. Mario Caruso, che evidentemente non ha perso un briciolo del suo entusiasmo e della sua incoscienza giovanile.
“Il calcio è uno sport splendido se rimane ancorato alle sue radici, se mantiene intatto l’aspetto essenziale per cui è nato, quello ludico e socializzante”, ci ha detto Caruso. “Queste ragazze stanno trasmettendo col loro impegno un messaggio straordinariamente positivo, per uno sport molto popolare ma purtroppo condizionato da troppi eccessi. Vediamo se è ancora possibile innamorarsi di un gioco senza urlare, odiare, litigare una intera settimana su un fuorigioco alzando pericolosamente i toni. Noi ci stiamo provando, con la freschezza della loro età e la positività del lavoro di tutti. Un esempio? Oggi partita molto corretta, niente proteste, solo un’ammonita nelle file degli ospiti e terzo tempo finale fra le squadre”.
Anche se fosse solo per questo, il Casentino Calcio Femminile merita tutto il nostro sostegno e l’affetto dei veri sportivi. Per questo il loro abbraccio al debutto nel campionato ha un grosso valore: perché significa sottoscrivere e sostenere un progetto nuovo fuori da ogni colore e nato solo dalla spontaneità e dalla voglia di divertirsi con lo sport. Elementare Watson… Ma allora perché il calcio “vero” se n’è scordato?